venerdì 9 aprile 2010

BLITZ ALLA RAI

Non so cosa farete voi, Sabato 10 aprile alle ore 11.00. Io invece lo so bene, sarò insieme ad alcuni amici della valigia blu davanti alla sede Rai di viale Mazzini a Roma, portando con me la richiesta di rettifica da parte del Tg1 firmata da 200.000 cittadini. Nello stesso istante altri seguiranno il mio esempio, davanti a diverse sedi Rai regionali e persino davanti alla sede della BBC a Londra.
Vi aspettiamo alla sede Rai della vostra regione, con il cartello Prescrizione non è assoluzione.

Se non potete venite, fatevi una foto con il cartello e speditela al presidente Garimberti: segreteriapresidenza@rai.it
www.valigiablu.it

MINZOLINI, LA RETTIFICA E' UN ATTO D'AMORE

In fin dei conti che avevamo chiesto? Una rettifica. Uso il noi perché ho firmato, c’è anche il mio nome nella valigia blu. E perché penso che solo la correttezza del giornalismo aiuti davvero le persone.

Insomma chiedevamo solo una rettifica, uno “scusateci, abbiamo sbagliato” che bastava a ridare il senso che le carte non sono truccate, che nessuno ha assi illegali nella manica. Parlate tanto di riforme istituzionali, ma la prima riforma civile da fare non sarebbe questa? Essere corretti, che è meglio che dire la verità.

Una rettifica è sempre dovuta. Se si è detta una bugia o se si è manipolato. E arrivo a dire: lo capisco, può accadere, perché la censura è un abito della mente. E’ come la camicia. Uno si dimentica di indossarla.

Ma adesso no, non puoi sottrarti. Adesso che te lo chiedono duecentomila persone, che ti hanno detto che la tua camicia è una prigione, ora devi farlo, Augusto. Fallo non per chi ti insulta. Ma per il tuo paese.

A me la Valigia blu piace proprio perché chiede solo questo. Non vuol diventare un partito e non vuole erigere forche. Vedi, Augusto, io quando sento gridare la retorica dell’antiberlusconismo, i grandi accusatori, cui non appartengo, sto male come quando seguo un tuo telegiornale.
Perché mi è chiaro - ma non riesco a dirlo con parole convincenti e sento dolore per questo, il dolore dell’isolamento politico e generazionale - mi è chiaro, dicevo, che anche quelle urla sono un sintomo del male che tutti ci affligge. Prendo a prestito: la peste italiana dell’illegalità diffusa e della cultura “sostanzialista” che ogni giorno, da sempre, torce il collo della costituzione e dello stato di diritto.

Perché qui non è questione di non voler stare all’esito delle elezioni. Chiunque, dopo un momento di amarezza, se per un attimo pensa che le cose si siano svolte in modo “fair”, corretto, allora dice: e sia ciò che vuole la maggioranza.

Ma quando tutto parla di inganno, quando per esempio un candidato della maggioranza al governo di una regione passa per 50 volte in tv e il suo avversario 1... E’ allora che senti che quel “tacere e sopire” è in realtà il rumore della casa che ti stanno smontando addosso, mentre la abiti. Questo fa impazzire. Il vostro rumore del falso. E il falso fa impazzire gli ingannati che si accorgono dell’inganno ma sono impotenti a correggerlo. E crea un estremismo esasperato che vi è utile e vi tiene in vita. Se veramente foste animati dall’amore, fareste informazione corretta.

A volte ricordo come un sogno un dibattito fra alcuni spettatori e Tony Blair alla Bbc, nei giorni dell’Iraq. C’era un britannico-musulmano che disse al premier: You, Mister vice president. Era praticamente un insulto, gli aveva detto: sei il leccapiedi di Bush. Ma Blair rispose in modo educato. E soprattutto: il conduttore della Bbc stette zitto, non lo mise a tacere.

Perché era diritto di quel cittadino di dire tutto. Anche una scempiaggine. Quello è l’amore civile del giornalista.
Vittorio Zambardino

SIAMO LE PAROLE CHE USIAMO

La televisione è accesa. “Donna uccisa dal marito. Delitto passionale”. In che senso? La passione non c'entra niente, delitto possessivo, semmai, delitto proprietario. Un aggettivo sfocato può provocare una catastrofe del significato. Se il delitto è passionale, è anche caldo e generoso, giustificabile quasi.

Attenzione. Le parole sono creature delicate. Ogni giorno, tutto il giorno, intorno a noi vengono violentate. Per sciatteria, per malafede, o per veri e propri crimini. Non linguistici: politici. Chi maltratta quello spazio condiviso che è il linguaggio, maltratta la comunità, la cosa pubblica. Anche usarle con cura è politica. Quella vera, quella che possiamo e dobbiamo fare tutti.
Dicono: la politica ormai è comunicazione. Appunto! È attraverso la comunicazione che vogliamo fare politica. Cambiamo il linguaggio, creiamone uno più limpido e più creativo, maneggiamo con cautela quella cosa fragile e preziosa che sono le parole. Ce le sciupano, ce le scippano ogni giorno. “Roma ladrona”. “Nano di merda”. Le parole definiscono chi le usa. Noi siamo le parole che usiamo. Siamo anche, purtroppo, le parole che ascoltiamo: gli insulti, le bugie, le inesattezze, le manipolazioni, e quella presunta schiettezza popolana che è, forse, il più adulterato dei linguaggi.

“La gente”: quante mostruosità vengono compiute, in nome della gente? Ribaltiamogliele contro. Il vero snobismo non è quello attribuito ai colti: è quello di chi riversa sulla cosiddetta “gente” parole vuote, spazzatura televisiva, falsità. Quanto disprezzo per il popolo deve esserci, in chi crea la propria fortuna togliendo al popolo la cultura, la lingua, le parole.

Nulla è più rivoluzionario, oggi, che rispettare le parole. “Grazie, prego”. C'è più energia, più originalità, più efficacia, nello smontare con altri toni, gentili, la coazione aspra che oggi domina. E annoia. E opprime. Riprendiamocele, le parole, maneggiamole con cautela, brandiamole con il rispetto che meritano. Che meritiamo.
Giovanna Zucconi

PRESCRIZIONE NON E' ASSOLUZIONE

Buongiorno Presidente Garimberti, mi rivolgo a lei in quanto massimo rappresentante dei vertici RAI (per conoscenza al Presidente di Commissione di Vigilanza sulla Rai e al Direttore del TG1 Augusto Minzolini)

Le scrivo a nome di oltre 196.000 cittadini che hanno sottoscritto la lettera per la richiesta di rettifica della notizia sul caso Mills data dal TG1 il 26 febbraio 2010 alle ore 13.30: si parlò di assoluzione anziché di prescrizione. In poche ore raccogliemmo 150.000 adesioni, più volte vi abbiamo scritto via e-mail e cercato al telefono chiedendo di essere ricevuti o di avere una risposta. Ma ci ha avvolto solo uno stupefacente silenzio misto a indifferenza. Il 5 marzo sono venuta a Roma con una valigia blu piena di firme e sono stata ricevuta dal dottor Paglia, la cui posizione è stata: la notizia corretta è stata data successivamente. Ma come può capire non basta dare la notizia correttamente bisognava fare riferimento all'errore e magari scusarsi con i telespettatori.
Sappiamo benissimo a questo punto che la rettifica non verrà mai più data, ma quello che non riusciamo ad accettare è il vostro silenzio nei nostri confronti.
Nè lei nè Zavoli nè il direttore Minzolini avete ritenuto opportuno degnare 150.000 cittadini (ora 196.000) di una risposta. Perché? 196.000 cittadini non valgono niente? Non sono niente? Non hanno diritto a essere presi in considerazione? Quello che sta avvenendo alla Rai ci preoccupa molto, e ormai la nostra richiesta di rettifica (Prescrizione non è Assoluzione) è il simbolo di una richiesta sempre più pressante da parte dei cittadini di una Rai e di una informazione pubblica libera dai partiti e che sia garanzia di tutti i cittadini e dia spazio alla pluralità delle voci sempre.
Non servirà a niente, vista l'arroganza con cui il potere continua a trattarci, ma sabato 10 aprile alle ore 11.00 saremo di nuovo lì e altre persone simbolicamente davanti ad altre sedi rai regionali, per dirvi che esistiamo, che non assisteremo alla morte lenta della rai senza fare niente.
Fuori i partiti dalla Rai, vogliamo una tv pubblica modello BBC. Destra, sinistra e centro stanno distruggendo la (ex?) più grande azienda culturale del paese.

Questo vostro silenzio è offensivo e umiliante, non degno di una paese civile e democratico.
Arianna Ciccone