In fin dei conti che avevamo chiesto? Una rettifica. Uso il noi perché ho firmato, c’è anche il mio nome nella valigia blu. E perché penso che solo la correttezza del giornalismo aiuti davvero le persone.
Insomma chiedevamo solo una rettifica, uno “scusateci, abbiamo sbagliato” che bastava a ridare il senso che le carte non sono truccate, che nessuno ha assi illegali nella manica. Parlate tanto di riforme istituzionali, ma la prima riforma civile da fare non sarebbe questa? Essere corretti, che è meglio che dire la verità.
Una rettifica è sempre dovuta. Se si è detta una bugia o se si è manipolato. E arrivo a dire: lo capisco, può accadere, perché la censura è un abito della mente. E’ come la camicia. Uno si dimentica di indossarla.
Ma adesso no, non puoi sottrarti. Adesso che te lo chiedono duecentomila persone, che ti hanno detto che la tua camicia è una prigione, ora devi farlo, Augusto. Fallo non per chi ti insulta. Ma per il tuo paese.
A me la Valigia blu piace proprio perché chiede solo questo. Non vuol diventare un partito e non vuole erigere forche. Vedi, Augusto, io quando sento gridare la retorica dell’antiberlusconismo, i grandi accusatori, cui non appartengo, sto male come quando seguo un tuo telegiornale.
Perché mi è chiaro - ma non riesco a dirlo con parole convincenti e sento dolore per questo, il dolore dell’isolamento politico e generazionale - mi è chiaro, dicevo, che anche quelle urla sono un sintomo del male che tutti ci affligge. Prendo a prestito: la peste italiana dell’illegalità diffusa e della cultura “sostanzialista” che ogni giorno, da sempre, torce il collo della costituzione e dello stato di diritto.
Perché qui non è questione di non voler stare all’esito delle elezioni. Chiunque, dopo un momento di amarezza, se per un attimo pensa che le cose si siano svolte in modo “fair”, corretto, allora dice: e sia ciò che vuole la maggioranza.
Ma quando tutto parla di inganno, quando per esempio un candidato della maggioranza al governo di una regione passa per 50 volte in tv e il suo avversario 1... E’ allora che senti che quel “tacere e sopire” è in realtà il rumore della casa che ti stanno smontando addosso, mentre la abiti. Questo fa impazzire. Il vostro rumore del falso. E il falso fa impazzire gli ingannati che si accorgono dell’inganno ma sono impotenti a correggerlo. E crea un estremismo esasperato che vi è utile e vi tiene in vita. Se veramente foste animati dall’amore, fareste informazione corretta.
A volte ricordo come un sogno un dibattito fra alcuni spettatori e Tony Blair alla Bbc, nei giorni dell’Iraq. C’era un britannico-musulmano che disse al premier: You, Mister vice president. Era praticamente un insulto, gli aveva detto: sei il leccapiedi di Bush. Ma Blair rispose in modo educato. E soprattutto: il conduttore della Bbc stette zitto, non lo mise a tacere.
Perché era diritto di quel cittadino di dire tutto. Anche una scempiaggine. Quello è l’amore civile del giornalista.
Insomma chiedevamo solo una rettifica, uno “scusateci, abbiamo sbagliato” che bastava a ridare il senso che le carte non sono truccate, che nessuno ha assi illegali nella manica. Parlate tanto di riforme istituzionali, ma la prima riforma civile da fare non sarebbe questa? Essere corretti, che è meglio che dire la verità.
Una rettifica è sempre dovuta. Se si è detta una bugia o se si è manipolato. E arrivo a dire: lo capisco, può accadere, perché la censura è un abito della mente. E’ come la camicia. Uno si dimentica di indossarla.
Ma adesso no, non puoi sottrarti. Adesso che te lo chiedono duecentomila persone, che ti hanno detto che la tua camicia è una prigione, ora devi farlo, Augusto. Fallo non per chi ti insulta. Ma per il tuo paese.
A me la Valigia blu piace proprio perché chiede solo questo. Non vuol diventare un partito e non vuole erigere forche. Vedi, Augusto, io quando sento gridare la retorica dell’antiberlusconismo, i grandi accusatori, cui non appartengo, sto male come quando seguo un tuo telegiornale.
Perché mi è chiaro - ma non riesco a dirlo con parole convincenti e sento dolore per questo, il dolore dell’isolamento politico e generazionale - mi è chiaro, dicevo, che anche quelle urla sono un sintomo del male che tutti ci affligge. Prendo a prestito: la peste italiana dell’illegalità diffusa e della cultura “sostanzialista” che ogni giorno, da sempre, torce il collo della costituzione e dello stato di diritto.
Perché qui non è questione di non voler stare all’esito delle elezioni. Chiunque, dopo un momento di amarezza, se per un attimo pensa che le cose si siano svolte in modo “fair”, corretto, allora dice: e sia ciò che vuole la maggioranza.
Ma quando tutto parla di inganno, quando per esempio un candidato della maggioranza al governo di una regione passa per 50 volte in tv e il suo avversario 1... E’ allora che senti che quel “tacere e sopire” è in realtà il rumore della casa che ti stanno smontando addosso, mentre la abiti. Questo fa impazzire. Il vostro rumore del falso. E il falso fa impazzire gli ingannati che si accorgono dell’inganno ma sono impotenti a correggerlo. E crea un estremismo esasperato che vi è utile e vi tiene in vita. Se veramente foste animati dall’amore, fareste informazione corretta.
A volte ricordo come un sogno un dibattito fra alcuni spettatori e Tony Blair alla Bbc, nei giorni dell’Iraq. C’era un britannico-musulmano che disse al premier: You, Mister vice president. Era praticamente un insulto, gli aveva detto: sei il leccapiedi di Bush. Ma Blair rispose in modo educato. E soprattutto: il conduttore della Bbc stette zitto, non lo mise a tacere.
Perché era diritto di quel cittadino di dire tutto. Anche una scempiaggine. Quello è l’amore civile del giornalista.
Vittorio Zambardino
Nessun commento:
Posta un commento